La Futa e la storia

 

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Era l'anno 1759 quando il granduca Francesco duca di Lorena riuscì a raggiungere l'obiettivo di costruire una efficace via di comunicazione che collegava Firenze a Bologna, il sud ed il nord dell'Appennino. Ad opporsi alla realizzazione, oltre ai bolognesi c'era soprattutto il papato che, terminando il proprio dominio territoriale nel capoluogo felsineo, preferiva il collegamento con Roma attraverso Ancona e Loreto territori pontifici.

 

Se la metà del settecento segnò il definitivo decollo dell'attuale Futa, già nel XIII secolo, un tracciato abbastanza simile all'odierno, venne scelto, questa volta dal comune di Bologna, come via ufficiale per Firenze. Il successo venne confermato in occasione del Giubileo del 1300 quando la " Via di Toscana" venne raccomandata ai "Romei" in viaggio verso l'Urbe, vincendo così la concorrenza di altri importanti itinerari transappenninici. Molti erano infatti i percorsi che genericamente definiti "Vie francigene o romee" collegavano Bologna a Roma. La via Cassiola, la Maestra di Saragozza, le vie della Limetra Orientale, la via di Castiglione dei Pepoli, la via dello Stale o via degli Dei, la via Flaminia minore e la via Montanara. I citati percorsi non erano infatti in grado di assicurare un tracciato meglio tenuto, più sicuro e soprattutto dotato di quelle "strutture" quali alloggi, ospedali, pievi e monasteri fondamentali per i viaggiatori fossero essi mercanti studenti o pellegrini. Il punto di partenza della "via di Toscana" era l'Abbazia di S.Stefano, momento fondamentale per la storia bolognese. Costruita sui resti del tempio di Iside, l'abbazia conserva le spoglie dei primi cristiani, dei martiri bolognesi Vitale ed Agricola assieme alla tomba di S.Petronio patrono della città. Partendo con destinazione Firenze il primo ospizio si incontrava dopo pochi chilometri, infatti nel 1175 l'eremo camaldolese di S.Maria nella Selva dei Burelli, oggi ricordato da una croce ( l'attuale Croce di Camaldoli ) offriva assistenza non solo spirituale. Il ponte di S.Ruffillo era ed ancora resta un punto di importanza strategica nell'attraversamento del fiume Savena e proprio nelle sue vicinanze i monaci di S.Stefano costruirono la loro chiesa con annesso ospitale. Altre strutture assistenziali si trovavano in corrispondenza dell'attuale Rastignano, a Carteria di Sesto nella chiesetta di S.Maria di Meleto (recentemente recuperata) e soprattutto a Musiano dove nell'abbazia benedettina di S.Bartolomeo  i monaci, oltre alla preghiera, assicuravano l'ospitalità. Dedicato a S.Giacomo, l'ospitale  dell'abitato di Pianoro era l'ultima struttura che s'incontrava prima di inerpicarsi nella ripida strada di crinale che portava a Livergnano. Il primitivo percorso  che toccava la Guarda e l'Anconella, venne abbandonato perché non adatto ad un trasporto veloce. Arrivati a Loiano  ci si dirigeva sempre verso sud, con un itinerario, differente dall'odierno, che toccava Roncastaldo e Lògnola. Anche a Monghidoro era presente una pieve che poi fu sostituita dal castello di Scaricalasino ( nome sostituito con l'attuale che comunque ben faceva comprendere la difficoltà di una salita che rendeva necessario "alleggerire" gli animali da soma). Con il rinnovamento della strada, alla fine del 1700 vennero ristrutturati anche i fabbricati delle dogane de "la Cà" quella in territorio bolognese, ora demolita, ed a Filigare quella fiorentina che, voluta dal granduca Leopoldo II sorprende ancora per la sua magnificenza. Era il 28 settembre del 1859 quando a Villa Loup, nei pressi di Loiano, si decise di togliere ogni barriera doganale. L'unione dell'Italia centrale sotto il regno di Vittorio Emanuele II lo esigeva. Se il tracciato fino alla Raticosa rimase, salvo le varianti dell'Anconella e di Roncastaldo, sostanzialmente immutato nei secoli, due furono le varianti che precedettero l'attuale percorso. Infatti il tracciato medioevale, che subì una variazione all'inizio del Trecento utilizzava il Giogo di Scarperia, abbandonato per fare posto al passo della Futa dal quale l'intera strada ha preso il nome.

 

 

 

 

 

 

Nel 1864 la linea ferroviaria Bologna-Pistoia, che univa in capoluogo emiliano a Firenze in circa 5 ore, dava un duro colpo alla competitività della Futa. A riequilibrare la situazione ci pensò l'automobile che ripropose il tracciato stradale di grande attualità tagliando i tempi per percorrere i 100 chilometri dell'attraversamento appenninico. A suggellare i nuovi tempi il 26 marzo 1927 si svolse la prima edizione della Mille Miglia che portò sulle cento curve l'epopea di leggendari piloti. La storia passa ancora attraverso la Futa, purtroppo non sono i motori a rombare, ma le mitragliatrici, le bombe ed i cannoni che segnano l'assurda carneficina dell'ultimo anno del conflitto mondiale. Nell'ambito del complesso baluardo difensivo tedesco chiamato Linea Gotica la Futa era una postazione strategica. Arriva finalmente pace e, con il "miracolo italiano" ecco l'Autostrada del Sole: Bologna-Firenze da casello a casello diventa una sfida per  generazioni di automobilisti. La rivincita del traffico su rotaia si chiama Alta Velocità, il treno che, toccando la velocità di 300 km/h collegherà il capoluogo toscano a quello emiliano in circa mezz'ora. E la Futa ?. Finalmente sgombrata dal grande traffico e dall'ansia dei tempi da record, il millenario tracciato sta riscoprendo un ruolo nuovo ed entusiasmante che valorizzandone l’ importanza turistica possa assicurare a chi sceglie la "qualità" la possibilità di fruire di suggestivi itinerari nei quali storia, cultura, sport e enogastronomia si mescolano creando esclusive sensazioni.

 

 

 

LA FUTA ED IL GRAN TOUR

 

Come i pellegrinaggi che si svolsero nei vari Giubilei segnarono la storia della "Via di Toscana" così il passaggio dell'Appennino caratterizzò un momento fondamentale del "Grand Tour" che dal Cinquecento vide, fino all'Ottocento, legioni

di giovani aristocratici e di artisti visitare il nostro Paese. Cultura, avventura e maestosi paesaggi erano le attrattive che portavano i viaggiatori ad affrontare le insidie che caratterizzavano "l'impresa" di coloro che ritornando nei vari paesi Europei ricordavano le paure e le emozioni del tracciato Bologna-Firenze percorso nei due sensi. Michel de Montaigne (1580),Johann Wolfang Goethe (1786), Giacomo Casanova (1761), Donatien Alphonse Francois Marquis De Sade (1776), Sthendal (1811 e 1817),Thèophile Gautier (1852) non sono che alcuni degli illustri "turisti" che riportarono dei loro diari le impressioni del passaggio della Futa. Sono questi scritti una ricca testimonianza di episodi che sottolineano le caratteristiche dei diversi personaggi. Ed ecco Giacomo Casanova che, partito alle otto da Firenze arrivò in piena notte a Scaricalasino (Monghidoro). Nonostante avesse scelto fra quattro letti, forse a causa dei maccheroni conditi con abbondante Chianti, il "grande seduttore" lasciò "in bianco" la giovane Corticelli che l'accompagnava. Il Marchese de Sade che invece era partito da Bologna, rimase impressionato dal calore e dall'odore celebre Vulcano di Pietramala che allora esalava grande quantità di gas naturali. Anche Stendhal restò stupefatto dai gas di Pietramala, ma soprattutto si preoccupò del racconto che narrava della sparizione nel locale albergo di tanti viaggiatori. L'autore della Certosa di Parma si dilunga molto nello spiegare come una banda di malfattori, guidata dal curato Biondi, uccideva, dopo averli derubati, i malcapitati che avevano la sfortuna di trascorrere la notte della malfamata locanda.  

 

 

 

 

 

 

 

LA FUTA E LA MILLE MIGLIA

 

 

Prima di esaminare il rapporto fra la Futa e la Mille Miglia è necessario un approccio con la competizione e con il contesto storico nel quale la stessa si inserisce. La Mille Miglia nasce nel 1926 nell'ambito di un decennio che vede il realizzarsi di gloriose imprese: Nobile con la sua spedizione al polo Nord e Lindberg con la trasvolata dell'Atlantico infiammano gli animi dei giovani che nelle gare automobilistiche trovano motivo di grande entusiasmo. Ha appena 22 anni Franco Mazzotti, quando assieme al quasi coetaneo Aymo Maggi, al trentaduenne redattore della Gazzetta dello Sport Giovanni Canestrini ed al trentaquattrenne Renzo Castagneto formano il gruppo che più tardi verrà denominato " I quattro Moschettieri". Nasce dalla passione di questo "mitico" quartetto la competizione che, con alterne vicende, portò sulle strade milioni di appassionati che seguirono il "passaggi" dei circa 5.300 concorrenti che parteciparono alla gara di velocità. Fin dai primi tempi non ci fu paese che non si entusiasmasse nel vedere le rombanti vetture percorrere le strette strade dei centri abitati segnate da una storia antica di secoli. Da subito la Mille Miglia con un percorso che univa mezza penisola si impose nell’immaginario collettivo come un’epopea di uomini e macchine che scrivevano una leggendaria pagina della storia del Paese.   

 

 

1927 – 1957 UN TRENTENNIO FRA CRONACA E LEGGENDA.

 

1° edizione  1927     ( Partiti n.77  Arrivati n. 54 )

 

Dopo un periodo di preparazione durato meno di un anno, alle 8 del 26 marzo  la Isotta Fraschini di Maggi-Maserati  prende il via da una Brescia che si candida a diventare la capitale dell’auto sportiva. Su strade polverose, pericolose ed aperte al traffico, la grande sfida vede un entusiasmante battesimo. La freccia rossa con scritte bianche è l’unico mezzo per segnalare il percorso. Tre OM costruite nelle Officine Meccaniche di Brescia si classificano ai primi posti. Da allora saranno tre OM a fare da apripista. E’ quella di Minoja-Morandi ad assicurarsi l’oro.

 

1) Minoja-Morandi              OM         21.04’.48’’.1/5

2) Danieli T.- Balestrero      OM         21.20’.53’’.3/5

3) Danieli M.- Rosa            OM         21.28’.02’’.1/5

 

2° edizione  1928     ( Partiti n.83  Arrivati n. 40 )

 

La Mille Miglia diventa internazionale e subito propone uno scontro franco-italiano. Il primo successo Alfa Romeo vanifica gli sforzi di Ettore Bugatti che dalla Francia ha mandato una squadra di tutto rispetto della quale fa parte Tazio Nuvolari, imbattibile motociclista, distintosi a bordo di una Bianchi nella prima edizione.

 

 

 

 

1) Campari-Ramponi             Alfa Romeo  19.14’.05’’.4/5

2) Rosa-Mazzotti               OM          19.22’.22’’.2/5

3) Strazza-Varallo             Lancia      19.37’.37’’.2/5

 

 

 

3° edizione  1929     ( Partiti n.72  Arrivati n. 42 )

 

Entra in campo l’Alfa Romeo 1750, al volante “ Negher “ Campari che bissa il successo dell’anno precedente. Di anno in anno migliora la tecnologia delle auto mentre le strade restano pessime. In caso di sorpasso la polvere copre ogni cosa ed i fili del telegrafo diventano l’unica bussola.  

 

1) Campari-Ramponi             Alfa Romeo   18.04’.25’’.

2) Moranti-Rosa                OM           18.14’.14’’.

3) Varzi-Colombo               Alfa Romeo   18.16’.14’’.

 

4° edizione  1930     ( Partiti n. 135  Arrivati n. 73 )

 

Altro trionfo dell’Alfa Romeo con quattro vetture ai primi quattro posti. Sul gradino più alto del podio c’è Tazio Nuvolari. Le cronache dell’epoca raccontano che il mantovano volante abbia inseguito, a fari spenti, il compagno di squadra Varzi, per poi riaccenderli dopo averlo superato nei pressi di Brescia. Alla manifestazione partecipò a titolo esplorativo per la prima volta la Mercedes con una SSK guidata da Caracciola

 

1) Nuvolari-Guidotti          Alfa Romeo    16.18’.59’’.1/5

2) Varzi-Canavesi             Alfa Romeo    16.29’.51’’.

3) Campari-Marinoni           Alfa Romeo    16.59’.53’’.3/5

 

5° edizione 1931      ( Partiti n. 99  Arrivati n. 59 )

 

Rudi Caracciola, questa volta a bordo di una SSKL potentissima ma difficile da condurre, sfruttando l’esperienza dell’anno precedente porta, a tempo di record, in Germania la coppa della quinta edizione. All’Alfa Romeo, oltre all’argento, la soddisfazione di piazzare otto vetture fra la prime dieci.

 

1) Caracciola-Sebastian       Mercedes       16.10’.10’’.

2) Campari-Marinoni           Alfa Romeo     16.21’.17’’.

3) Moranti-Rosa               OM             16.28’.35’’.

 

 

 

6° edizione 1932      ( Partiti n. 88  Arrivati n. 42 )

 

L’Alfa Romeo si prende la rivincita . . con gli interessi. Ben nove vetture ai primi nove posti. L’oro di Borzacchini è conquistato con un’ora ed un quarto in meno del record di Caracciola. Sarà l’unica volta che al via sono presenti tutti i vincitori delle passate edizioni ( Minora, Campari, Nuvolari e Caracciola ).

 

1) Borzacchini-Bignami       Alfa Romeo      14.55’.19’’.2/5

2) Trossi-Brivio             Alfa Romeo      15.10’.59’’.

3) Scarfiotti-D’Ippolito     Alfa Romeo      15.44’.41’’.3/5

 

 

 

 

 

 

 

7° edizione 1933      ( Partiti n. 85  Arrivati n. 52 )

 

Lo squadrone Alfa Romeo non partecipa ufficialmente alla manifestazione. La casa del Biscione affida le proprie vetture a scuderie private. Per una scuderia modenese gareggia Tazio Nuvolari che con un’Alfa 2300 domina la gara. Sulla sua vettura il cavallino rampante che la madre di Francesco Baracca regalò ad Enzo Ferrari. Da segnalare nella categoria 1100 il successo delle Magnette del marchio inglese MG.

 

1) Nuvolari-Compagnoni       Alfa Romeo       15.11’.50’’.

2) Castelbarco-Cortese       Alfa Romeo       15.38’.02’’.2/5

3) Taruffi-Pellegrini        Alfa Romeo       16.00’.57’’.

 

 

8° edizione 1934       ( Partiti n. 57  Arrivati n. 29 )

 

Dopo il successo, per l’accoppiata Ferrari – Nuvolari arriva il momento della rottura. Il pilota mantovano gareggia su una vettura fornita dalla casa milanese mentre Enzo Ferrari allestisce per Achille Varzi un’Alfa Romeo simile a quella dell’avversario. La sfida si risolve a Venezia dove Varzi, montate le gomme ancorizzate, supera sotto la pioggia scrosciante  Tazio Nuvolari che riconosce la superiorità di un grande Achille.

 

1) Varzi- Bignami            Alfa Romeo       14.08’.05’’.

2) Nuvolari-Siena            Alfa Romeo       14.16’.58’’.

3) Chiron-Rosa               Alfa Romeo       15.24’.00’’.

 

 

9° edizione 1935       ( Partiti n. 86  Arrivati n. 47 )

 

Sono le vetture derivate dalle monoposto da gran premio a fare la parte del leone. Un’ Alfa Romeo allestita da Enzo Ferrari ed affidata a Carlo Pintacuda si afferma con una certa facilità. A bordo, in qualità di meccanico, c’e il marchese Della Stufa, scelto dal pilota, anch’esso mingherlino, per le ridotte dimensioni indispensabili per trovare posto dello scomodissimo seggiolino.

 

1) Pintacuda-Della Stufa     Alfa Romeo       14.04’.47’’.

2) Tadini-Chiari             Alfa Romeo       14.46’.38’’.

3) Battaglia-Tuffanelli      Alfa Romeo       15.04’.08’’. 

 

 

10° edizione 1936      ( Partiti n. 69  Arrivati n. 37 )

 

La decima edizione è pesantemente condizionata dal clima politico internazionale che, a seguito dell’intervento italiano in Abissinia, porta alla quasi totale assenza di vetture straniere. Anche sul piano politico interno l’uso di carburanti autonomi i cosiddetti “Ersaz” portano alla creazione di due diverse classifiche la prima riservata a carburante alcolico del tipo metanolo, la seconda per le vetture a carbonella. I primi quattro posti sono conquistati da altrettante Alfa Romeo. Soli trentadue secondi separano il vincitore Tonino Brivio da Nino Farina.

 

1) Brivio-Ongaro            Alfa Romeo         13.07’.51’’.

2) Farina-Meazza            Alfa Romeo         13.08’.23’’.

3) Pintacuda-Stefani        Alfa Romeo         13.44’.17’’.

 

 

 

11° edizione 1937      ( Partiti n. 124  Arrivati n. 65 )

 

Tornano agguerrite le straniere in quella che, con ottantaquattro dilettanti al via, viene denominata “la Mille Miglia dei giovani”. Oltre alle vetture sport internazionali, per la prima volta risultano iscritte anche “ vetture nazionali da turismo “. Successo delle Alfa di Enzo Ferrari con il solo Schell su Delahaye ad inserirsi dopo il vincitore Pintacuda e il secondo Farina. Segue la lunga teoria delle nove Alfa Romeo che occupano i primi dieci posti.

 

1) Pintacuda-Mambelli      Alfa Romeo          14.17’.32’’.

2) Farina-Meazza           Alfa Romeo          14.35’.11’’.

3) Schell-Carrièr          Delahaye            14.54’.55’’.

 

 

 

12° edizione 1938      ( Partiti n. 141  Arrivati n. 72 )     

 

L’ultima edizione “classica” vede il ritorno della squadra ufficiale Alfa Romeo guidata da Enzo Ferrari. Podio tutto della “Casa del Biscione” con Biondetti vincitore a 135 di media anche se bisogna considerare che il percorso fu trasformato e reso più veloce. Purtroppo la manifestazione fu funestata da un gravissimo incidente. Nella circonvallazione di Bologna, un’Aprilia condotta da due dilettanti, sbanda sulle rotaie del tram e si abbatte sulla folla uccidendo 10 persone. Il Governo proibisce le gare su “strade metropolitane”. Fra i quattro organizzatori si apre un dibattito su possibili ipotesi alternative. Una soluzione che non si trova velocemente, per cui nel 1939 la Mille Miglia non viene disputata.  

 

1) Biondetti-Stefani        Alfa Romeo         11.58’.29’’.

2) Pintacuda-Mambelli       Alfa Romeo         12.00’.31’’.

3) Dusio-Boninsegni         Alfa-Romeo         12.37’.31’’.

 

 

 

13° edizione 1940      ( Partiti n. 88    Arrivati n. 33 )

 

La seconda guerra mondiale è iniziata da alcuni mesi quando, nell’aprile del 1940, prende il via “Il Gran Premio delle Mille Miglia” che poi è abbreviato in Mille Miglia. Il percorso Brescia – Cremona –Mantova di complessivi 167 km da percorrere 9 volte. La tedesca BMW e la francese Delage sono le uniche Marche ufficiali presenti. E’ appunto l’equipaggio tedesco Von Hanstein – Baumer che, su berlinetta carrozzata Touring, precede l’Alfa di Farina. Quando l’ Italia entra in guerra la gara viene sospesa. Anche le singole storie dei “Quattro Moschettieri” vengono drammaticamente cambiate dal conflitto in atto. Maggi è arruolato in artiglieria, Canestrini in aeronautica, Castagneto rimane, come direttore dell’Automobil Club Brescia, a seguire i trasporti locali. A soli trentanove anni Franco Mazzotti è abbattuto a bordo del suo aereo da caccia. A lui sarà dedicata la prima edizione della Mille Miglia del dopoguerra.

 

1) Hanstein-Baumer          BMW                 8.54’.43’’.

2) Farina-Mambelli          Alfa Romeo          9.10’.16’’.

3) Brudes-Roese             BMW                 9.13’.27’’.

 

 

 

 

 

 

14° edizione 1947      ( Partiti n. 155    Arrivati n. 54 )

 

E’un’Italia distrutta ma vogliosa di rinascere quella che appresta a fare rivivere la Mille Miglia. Strade e ponti sono da rifare tuttavia è il desiderio di ricominciare ad avere la meglio. In un Paese nel quale manca quasi tutto ai concorrenti viene assicurata benzina ed un treno di gomme. Alla partenza mancano un centinaio di iscritti, si sono assentati mantenendo però benzina e gomme!!. Lo stato delle strade porta ad un allungamento del tracciato mentre la data di partenza subisce uno slittamento. Berlinette e spyders Cisitalia e Fiat 1100 sono gli unici prodotti non anteguerra. L’Alfa Romeo di Romano-Biondetti precede la piccola Cisitalia 1100 (spider Nuvolari)sulla quale un leggendario Tazio viene penalizzato dalla pioggia che si abbatte impietosa sulla vetturetta scoperta.

 

1) Romano-Biondetti         Alfa Romeo         16.16’.39’’.

2) Nuvolari-Carena          Cisitalia          16.32’.35’’.

3) Bernabei-Pacini          Cisitalia          16.38’.17’’.

 

15° edizione 1948      ( Partiti n. 167     Arrivati n. 64 )

 

Il mantovano volante, ormai cinquantaduenne gravemente segnato nel fisico e, dopo la perdita dei due figli, anche nel morale, accetta l’invito di Enzo Ferrari e, senza neppure averla provata, gareggia con una vettura di Maranello. Nuvolari, con il tifo degli italiani che lo accompagna, transita nettamente primo a Roma. Nonostante diversi incidenti e difficoltà di respirazione Tazio a Bologna ha quasi mezz’ora di distacco sul secondo. Poco dopo Reggio Emilia quando la strada della vittoria sembra spianata, un perno della balestra cede ed il ritiro è obbligato. E’ finita la corsa ma non la “leggenda di Tazio”!. La Ferrari di Biondetti-Navoni s’aggiudica il primo posto davanti alla Fiat 1100 di Comirato-Dumas.

 

1) Biondetti-Navone         Ferrari            15.05’.44’’.

2) Comirato-Dumas           Fiat               16.33’.08’’.

3) Apruzzi F.- Apruzzi A.   Fiat               16.52’.30’’.

 

16° edizione 1949       ( Partiti n. 303    Arrivati n. 182 )

 

Poker di Clemente Biondetti che, a bordo di una Ferrari 166 Touring, dopo un duello con Piero Taruffi terminato con la rottura del giunto cardanico della vettura del compagno di squadra, si aggiudica il secondo oro consecutivo. E’ questa la prima edizione di “massa” con ben 303 equipaggi al via.

 

1) Biondetti-Salani         Ferrari            12.07’.05’’.

2) Bonetto-Carpani          Ferrari            12.35’.07’’.

3) Rol-Richiero             Alfa Romeo         12.51’.10’’.

 

17° edizione 1950       ( Partiti n. 375    Arrivati n. 213 )

 

La Mille Miglia inaugura l’era moderna, il traguardo del mezzo secolo vede la manifestazione affermarsi sempre più a livello internazionale. La Jaguar con Biandetti, assieme ad Healey e Nash sono le squadre più agguerrite nell’opporsi alle Ferrari guidate da Ascari e Villoresi ed alle Alfa con a bordo Bonetto, Rol e Juan Manuel Fangio. Sorprendente l’affermazione del ventiduenne Giannino Marzotto che, con il doppiopetto al posto della tuta, a bordo della sua Ferrari 195 precede quella di Serafini e l’Alfa Romeo di Fangio.

 

1) Marzotto G.- Corsara     Ferrari            13.39’.20’’.

2) Serafini-Salani          Ferrari            13.46’.53’’.

3) Fangio-Zanardi           Alfa Romeo         14.02’.05’’.

 

 

18° edizione 1951      ( Partiti n. 325    Arrivati n. 175 )

 

E’ l’edizione delle vetture di serie per le quali è prevista un’apposita categoria. Dell’auto non si potrà toccare la carrozzeria mentre è permesso “truccare” il motore. Vince la Ferrari di Gigi Villoresi, ma è un successo molto “sofferto”. La sua berlinetta 4100 esce di strada, rompe il cambio e può utilizzare solo la quarta. E’ la nuovissima Lancia Aurelia B20 la vera sorpresa della manifestazione. Oltre allo splendido secondo posto di Bracco piazza altre due vetture nei primi dieci. Ottimo anche il risultato delle Osca ottava con Fagioli e decima con Bordoni.

 

1) Villoresi-Cassani        Ferrari             12.50’.18’’.

2) Bracco-Maglioli          Lancia              13.10’.14’’.

3) Scotti-Ruspaggiari       Ferrari             13.22’.04’’.

 

 

19° edizione 1952       ( Partiti n. 501   Arrivati n. 275 )

 

La Mille Miglia del venticinquesimo denominata “corsa del secolo” vola con le “ali di gabbiano” dei magnifici prototipi Mercedes 300Sl che si pongono come fieri avversari per le vetture inglesi ed italiane. Sulle strade sono oltre 5 milioni a seguirla mentre non si contano gli appassionati attaccati alla radio. La berlinetta Ferrari carrozzata Vignale di Bracco, pur essendo competitiva, non dispone dell’assistenza della Casa. Sulla carta i favori del pronostico vanno allo squadrone Mercedes con la Jaguar di Stirling Moss, Aston Martin e Talbot pronte a fare la loro figura. La corsa si decide sulla RATICOSA dove, in una bufera dantesca,Bracco in svantaggio di un minuto a Siena, supera la Mercedes di Kling giungendo a Bologna con un vantaggio di sette minuti. La strada per Brescia è spianata e Giovanni Bracco centra l’obiettivo.

 

1) Bracco-Rolfo            Ferrari               12.09’.45’’.

2) Kling-Klenk             Mercedes              12.14’.17’’.

3) Fagioli-Borghi          Lancia                12.40’.05’’.

 

 

20° edizione 1953      ( Partiti n. 481    Arrivati n. 286 )

 

Assieme alla “Carrera Panamericana”, “24 ore di Le Mans”, “24 ore di Spa”,”Tourist Trophy”e “1000 Km. del Nurburgring”, la Mille Miglia contribuisce all’assegnazione del “Campionato del Mondo vetture sport”. Ferrari, Maserati, Lancia,Aston Martin, Jaguar e Gordini si dividono il pronostico. Bracco, Villoresi, i fratelli Marzotto, Collins, Abecassis, Moss, Johnson, Rolt, Hawthorn, Castelletti,Fangio, Kling, Sanesi, Taruffi, Biondetti, e Bonetto lo schieramento dei campioni in lizza. Smentendo chi aveva giudicato casuale il suo successo del 1950, Giannino Marzotto, in eleganti pantaloni e maglioni di cachemire, raggiunge e supera Fangio ed a tempo di record conquista il posto più alto del podio che vede il pilota argentino e Bonetto ai posti d’onore.

 

1) Marzotto G.-Crosara      Ferrari              10.37’.19’’.

2) Fangio-Sala              Alfa Romeo           10.49’.03’’.

3) Bonetto-Peruzzi          Lancia               11.07’.40’’.

 

 

 

21° edizione 1954      ( Partiti n. 374    Arrivati n. 275 )

 

Nel 1953 è scomparso Tazio Nuvolari ed in onore del mantovano volante si decise di passare per la sua città natale istituendo un apposito premio per il percorso Cremona-Mantova-Brescia. Per la Mille Miglia che ha nel frattempo ridotto del 50% i tempi di percorrenza, viene abolita la necessità del copilota sia esso meccanico o navigatore. Sono 33 le Marche che partecipano a questa edizione con Lancia e Ferrari nel ruolo di favorite. Sul gradino più alto del podio la Lancia di Alberto Ascari con Vittorio Marzotto al posto d’onore. Al quarto posto un eroico Clemente Biondetti, ha 56 anni che gareggia con una Ferrari presa a prestito. Sarà la sua ultima Mille Miglia, si spegnerà dopo meno di un anno il vincitore di ben quattro Mille Miglia.

 

1) Ascari                   Lancia                11.26’.10’’.

2) Marzotto V.              Ferrari               12.00’.01’’.

3) Musso L.-Zocca           Maserati              12.00’.10’’.

           

 

 

22° edizione 1955

 

Per la prima volta l’”evento” è seguito dalla televisione, l’audience che già sulle strade aveva avuto un riscontro incredibili si dilata ancora!. Come già oltre trent’anni prima la Mercedes partecipa con il supporto di una tecnologia che anticipa il futuro. Per sfidare la Ferrari la casa tedesca utilizza per la prima volta quello che diventerà il “radar”. Si tratta di un supporto tecnico, poi utilizzato nei “rally”, che permette di conoscere in dettaglio le caratteristiche del percorso. La nuova tecnologia assieme alla classe di Stirling Moss porta a stabilire il record assoluto della corsa alla fantastica media di 157,65 km/h. Al secondo posto il compagno di squadra Fangio, solo terza la Ferrari di Maglioli.

 

1) Moss-Jenkinson           Mercedes               10.07’.48’’.

2) Fangio                   Mercedes               10.39’.33’’.

3) Maglioli                 Ferrari                10.52’.47’’.

 

 

23° edizione 1956        ( Partiti  n. 365    Arrivati n. 182 )

 

Pronta e “con gli interessi” la rivincita della Ferrari. Sono cinque le vetture di Maranello che occupano i primi cinque posti dell’ordine d’arrivo. Vince il giovane Eugenio Castelletti che conduce con grande abilità e sotto la pioggia la sua 290 MM

al traguardo di Brescia. Purtroppo, come Ascari, anche il vincitore della 23° edizione della Mille Miglia, perde la vita durante una prova in circuito. E’ un momento di grande criticità per l’automobilismo mondiale, i motori delle vetture arrivano a  prestazioni non sempre proporzionate alla capacità strutturali dei vari componenti quali freni, pneumatici e sospensioni. Nella classe 3000 si impone la Macerati di Cesare Perdisa, del pilota bolognese e del suo rapporto con la Raticosa si ritornerà in occasione della competizione che da Bologna porta al Passo.

 

1) Castellotti               Ferrari                11.37’.10’’.

2) Collins-Klementasky       Ferrari                11.49’.28’’.

3) Musso L.                  Ferrari                12.11’.49’’.             

 

 

24° edizione 1957

 

Nonostante una serie di disposizioni in termini di sicurezza e la riduzione dei partecipanti, la Mille Miglia registra la sua ultima edizione. Lo scenario nazionale ed internazionale vede la Maserati con Fangio campione del mondo e la Ferrari prima del Campionato del mondo Marche affrontarsi sul terreno di casa. Piero Taruffi, dopo avere partecipato alla Mille Miglia con la Macerati, sceglie la casa di Maranello.Alla moglie ha promesso che, una volta vinta la Mille Miglia, lascerà le corse. E’ proprio la moglie che lo festeggerà comunicando che, l’inglese Collins che il pilota credeva lo avesse superato, si era ritirato. Purtroppo è a Guidizzolo, a pochi chilometri da Brescia, che si verifica la tragedia che porrà fine alla competizione. Il ventottenne Alfonso De Portago, fora una gomma e sbanda sul pubblico, sono dieci gli spettatori che assieme al pilota ed al copilota Nelson vengono uccisi. E’ la fine della gara ed a nulla servono gli sforzi di Castagneto e del sindaco di Brescia Boni a fare rivivere la manifestazione. Nel 1958 si organizza una sorta di rally con tappe nella penisola, seguono altri due edizioni nel 1959 e nel 1961. Nel 1967 gli appassionati bresciani organizzano il “Raid delle 10 Miglia”, passano altri 10 anni e nel 1977, in occasione del cinquantenario nella leggendaria Mille Miglia, un centinaio di vetture rievocano l’epopea di uomini e di motori su un tracciato che parte da Roma e raggiunge Brescia.

 

1) Taruffi                  Ferrari                  10.27’.47’’.

2) Von Trips                Ferrari                  10.30’.48’’.

3) Gendebien-Washer         Ferrari                  10.35’.53’’.

 

 

Bisogna attendere il 1982 per riprendere sul classico percorso Brescia-Roma-Brescia la manifestazione che comunque era sempre restata nel cuore degli appassionati di tutto il mondo. Sono centocinquanta le vetture che da tutta Europa partecipano all’edizione della rinascita che si svolge, con cadenza biennale, nel 1984, 1986 e 1988. Con l’edizione del 1989 la Mille Miglia ritorna ogni anno sulle strade italiane. Il successo della gara della Freccia Rossa ha sorpreso gli stessi organizzatori: il numero dei partecipanti spesso supera le trecento vetture mentre sono il doppio gli appassionati che da ogni parte del mondo vorrebbero partire da Piazza Vittoria. Accanto alle splendide vetture la Mille Miglia è un suggestivo palcoscenico oltre che per piloti anche per personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, della finanza. Michele Alboreto, Stirling Moss, Clay Ragazzoni,Jean Alesi, John Surtees, Luca Cordero di Montezemolo, Mike Buongiorno, Jerry Scotti, Lucio Dalla, Josè Carreras, Oliviero Toscani Alberto Tomba, Mike Buongiorno sono solo una piccola parte del Vips che hanno contribuito a decretare il successo della “corsa più bella del mondo”.. E’ tuttavia la valenza cosmopolita dei partecipanti che vede piloti provenire da ogni Paese: dalla Nuova Zelanda all’Argentina, dal Giappone agli Emirati Arabi. Scorrendo l’elenco dei vincitori balza all’occhio il fantastico “ottobello” di Giuliano Canè che assieme alla moglie Lucia Galliani ha trionfato nel 1992-94-96-98-2000,2002 e 2004; nel 1999 il pilota bolognese si è aggiudicato il successo assieme ad Auteri.

 

ALBO D’ORO VINCITORI MILLE MIGLIA

 

1977            Hepp – Bauer                Alfa Romeo RL SS          1927

1982            Bacchi – Montanari          Osca MT 4                 1956

1984            Palazzani – Campana         Stanguellini 1100 S       1947

1986            Schildbach – Netzer         Mercedes SSK              1929

1987            Nannini – Marin             Maserati 200 SI           1957

1988            Rollino – Gaslini           Fiat 1100 S MM            1948

1989            Valseriati – Bavero         Mercedes 300 SL           1955

1990            Agnelli – Cavallai          Cisitalia 202 SC          1948

1991            Panizza – Pisanelli         Renault 750 Sport         1954

1992            Canè – Galliani             Bmw 507                   1957

1993            Vesco – Bocelli             Cisitalia 202 SC          1948

1994            Canè – Galliani             Lancia Aurelia B 20       1957

1995            Ferrari – Salza             Abarth 750 Zagato         1957

1996            Canè – Galliani             Bmw 328 MM                1937

1997            Valseriati - Sabbatini      Mercedes 300 SL Prototipo 1952

1998            Canè – Galliani             Bmw 328 MM                1937

1999            Canè – Auteri               Ferrari 340 MM            1953

2000            Canè – Galliani             Bmw 328 MM                1937

2001            Sisti – Bernini             Healey Silvestone         1950

2002            Canè – Galliani             Bmw 328 Touring           1940

2003            Sielecki- Hervas            Bugatti T 23 Brescia      1923

2004            Canè – Galliani             Bmw 328 MM Coupè          1939

 

 

 

 

 

LA FUTA E LA BOLOGNA – RATICOSA

 

I 603 tornanti che da Bologna portano ai 968 metri del Passo della Raticosa sono  lo scenario naturale di un’altra famosa competizione in salita. La Bologna-Raticosa nasce, organizzata dall’Automobile Club di Bologna, nel 1950 e subito si afferma come una delle più impegnative cronoscalate sia a livello nazionale ed europeo. La manifestazione riservata alle categorie Turismo,Gran Turismo, Sport e Sport Prototipi, si svolge dal 1950 al 1954 parte da via Toscana nei pressi del ponte di S. Ruffillo e misura 43,20 chilometri. Successivamente dal 1962 al 1969 il percorso viene ridotto a 32.720 metri e la partenza viene fissata davanti all’Albergo Posta di Pianoro Vecchio.

 

1950 – prima edizione

 

E’ Giovanni Bracco, uno del maggiori specialisti delle gare in salita, su Ferrari 2350 ad affermarsi in 27’28’’3 battendo la Osca 1100 di Felice Bonetto

 

 

1951 – seconda edizione

 

Rivincita della Osca 1100 che, guidata da Giulio Cabianca, pur senza battere il record di Bracco in 27’55’’ si impone sulla Jaguar 3500 di Clemente Biondetti.

 

 

1952 – terza edizione

 

Affermazione di Pietro Palmieri che con la sua Ferrari 2715 impiega 27’39’’3 per coprire gli oltre 43 chilometri. Al posto d’onore Bruno Venezian su Osca 1100.

 

 

1953 – quarta edizione

 

Felice Bonetto a bordo di una Lancia 3300 si aggiudica la vittoria con il tempo di 26’03’’5 battendo il record di Bracco. Eugenio Castellotti su un’altra Lancia 3300 fallisce l’oro per soli 8 secondi.

 

1954 – quinta edizione

 

Sono cinque i secondi che dividono la Lancia 3800 di Luigi Castellotti dalla Maserati 2000 del pilota bolognese Cesare Perdisa. Il tempo del vincitore 25’50’’3 oltre a polverizzare quello di Bonetto fissa la media a 100,316 superando così il muro del cento all’ora.

 

 

1962 – sesta edizione

 

La manifestazione riprende dall’ Albergo Posta di Pianoro e dopo 32,720 chilometri porta con dislivello di 766 metri al Passo della Raticosa ed è riservata alle categorie Turismo, Gran Turismo, Sport, Sport Prototipi,Formula Corsa F.850 e F.3. Il primo alloro lo conquista il pilota centese Odoardo Govoni su Maserati 2000 con il tempo di 19’45’’5.

 

 

 

 

 

1963 – settima edizione

 

Hans Hermann a bordo di un’Abarth 2000 ufficiale vince con una certa facilità la manifestazione che risultò condizionata dal cattivo tempo.

 

 

1964 – ottava edizione

 

Bis di Govoni ancora con la Maserati che riesce a superare con una media di 100,192 il muro dei cento all’ora.

 

 

1965 – nona edizione

 

Podio targato Abarth con Hans Hermann sul gradino più alto della competizione intitolata al giovani pilota bolognese Bruno Deserti deceduto a Monza qualche giorno prima. Leo Cella ed Odoardo Covoni, entrambi della Casa dello Scorpione,ai posti d’onore.

 

 

1966 – decima edizione

 

Media record di 103,217 km/h per la Porsche di “Noris” che supera l’Abarth di Vittorio Venturi.

 

 

1967 – undicesima edizione

 

La squadra ufficiale dell’Abarth occupa i primi tre posti della classifica. Oro e tempo record per l’austriaco Johannes Orter, argento e bronzo rispettivamente per Antoine Hezemans e Peter Schetty.

 

 

1968 – dodicesima edizione

 

Bis dello Scorpione: Ancora primo Orter che migliora di oltre un minuto in tempo dell’anno precedente. Secondo Schetty, terzo Merzario.

 

 

1969 – tredicesima edizione

 

La corsa si svolge il 22 giugno e vede il successo di Vittorio Venturi su Tecno F.3 alla media di 107,573 km/h. Purtroppo difficoltà organizzative ed ostacoli burocratici resero impossibile la riproposizione della manifestazione per gli anni seguenti.

 

Dal 1988 il CAMEBO (Club Auto e Moto d’Epoca di Bologna) ha riproposto la mitica corsa in salita come gara di regolarità non competitiva iscritta a calendario ufficiale ASI. La manifestazione, che da allora si svolge ininterrottamente, continua a riscuotere un enorme successo di pubblico che rivive le suggestioni di una storia che vede vetture e piloti impegnati nell’irripetibile tracciato della Futa. Accanto ai riconoscimenti “popolari” gli appassionati del CA.ME.BO sono stati insigniti dal  della “Manovella d’Argento” nel  e della “ Manovella d’Oro “ che premiano rispettivamente le migliori 10 e la migliore manifestazione nazionale di Auto D’epoca.

 

 

 

 

2001 – quattordicesima edizione

 

Francesco Amante, noto imprenditore bolognese, dal 1997 presidente del C.A.M.E.B.O e successivamente della Scuderia Bologna riesce a concretizzare un altro dei suoi sogni nel cassetto: fare ritornare la velocità fra i tornanti della Raticosa. E’ il 17 luglio quando una quarantina di vetture, con Clay Ragazzoni a bordo di una splendida Ferrari SWB 250 a fare da apripista, riprendono un discorso interrotto 32 anni prima. Alla partenza ci sono anche Odoardo Govoni ed Ediberto Mandelli splenditi protagonisti dei tempi d’oro. Su un percorso che in circa 6 chilometri porta da Pianoro Vecchio a Livergnano si impone Renzo Raimondi su De Tomaso Pantera, ai posti d’onore Vittorio Mandelli su Lotus Cortina MK1 e Romolo Raimondi su Lotus Elan.

 

 

 

2002 – quindicesima edizione

 

C’è ancora Clay Ragazzoni a bordo della sua F40 a fare da apripista alle sessanta vetture che partecipano alla edizione del 2002. La competizione è dedicata a Cesare Perdisa che sul tracciato Bologna – Raticosa ha entusiasmata una generazione di appassionati. Ancora Odoardo Govoni non manca all’appuntamento che vede per la prima volta in gara Francesco Amante artefice della “rinascita” della gara di velocità. Al termine delle due avvincenti manches è la Lotus 23 B fi Daniele Grazzini a trionfare, Roberto Zavarini su Merlyn MK VI e Giuliano Giuliani su BMW 2002 ai posti d’onore.    

 

 

 

2003- sedicesima edizione

 

Continua il confronto fra piloti toscani ed emiliani in parità dopo le due prime edizioni del “terzo millennio”. Giuliano Giuliani, pilota di Casinalbo, che gareggia per il Circolo della Biella, a bordo della sua BMW 2002 si impone con il tempo complessivo di 7,19,12. ai posti d’onore L’Abarth di Di Francesco e la Porsche di Perotto.

 

 

2004 – diciassettesima edizione.

Il giovane pilota toscano David Baldi, del Team Italia, su Ford Mc. Namara, riporta in pareggio il rapporto fra i piloti toscani ed emiliani. Copre i 6210 metri ( per due manches ) che dividono Pianoro Vecchia da Livergnano in 6,56,00. Sul podio Massimo Guerra e Giuliano Giuliani.

 

 

2005 – Diciottesima edizione

E’ il pilota toscano Roberto Benelli a bordo di Chevron B19 a conquistare, con il tempo record di 6,32.03, il gradino più alto del podio. Al secondo posto, fra piloti toscani ed emiliani, si inserisce il friulano Massimo Guerra su Porche 911. Bronzo per Pier Enrico Tonetti che, a bordo di Jaguar E, gareggia per il Circolo della Biella. Apripista d’eccezione Odoardo “Dino” Govoni.